Come individuare la dimensione della tua impresa (e perché è importante farlo bene)

Come individuare la dimensione della tua impresa (e perché è importante farlo bene)

Sapere se un’impresa è micro, piccola o media non è un dettaglio burocratico: è la chiave per accedere a molti strumenti agevolativi nazionali ed europei. Alcuni bandi, come la Nuova Sabatini, sono riservati alle PMI; altri, come i crediti d’imposta nelle ZES, modulano l’intensità dell’aiuto in base alla dimensione aziendale. Anche alcune norme recenti – come l’obbligo di copertura assicurativa contro eventi catastrofali – differenziano le scadenze in base a questo parametro.

A cosa fare attenzione

La definizione di PMI è contenuta in una Raccomandazione della Commissione Europea, recepita in Italia con un decreto ministeriale. Secondo questa normativa, conta ciò che fai – non la forma giuridica. Un’impresa può essere una società, una ditta individuale, uno studio associato o persino un’associazione, se svolge in modo stabile un’attività economica.

La classificazione si basa su tre criteri: numero di occupati, fatturato annuo e totale di bilancio. Non è necessario rispettare tutti e tre: basta rientrare nei limiti di almeno due su tre. La soglia dimensionale sale da micro a piccola e poi a media impresa, fino ad arrivare alle imprese di grande dimensione.

Chi è considerato “occupato”

Si calcolano le cosiddette Unità Lavorative Annue (ULA): un lavoratore a tempo pieno per 12 mesi vale 1 ULA; un part-time o uno stagionale vale in proporzione. Si considerano anche i soci operativi e i titolari di impresa individuale. Non si contano invece apprendisti, stagisti, lavoratori in cassa integrazione straordinaria o in congedo parentale.

I dati di riferimento sono quelli dell’ultimo esercizio approvato alla data di presentazione della domanda di agevolazione.

Quando fare attenzione ai legami societari

Non tutte le imprese sono "autonome". Se hai partecipazioni in altre aziende o soci rilevanti nel capitale, la tua impresa può essere considerata “associata” o “collegata”, e questo cambia il modo in cui vanno sommati dipendenti, fatturato e bilancio. Anche la presenza di enti pubblici nel capitale o di fondi d’investimento può modificare la classificazione.

Cinque situazioni che fanno la differenza

1. La tua impresa supera i limiti dimensionali solo per un anno?
Non perdi subito lo status di PMI. Occorre superare i limiti per due esercizi consecutivi.

2. La tua PMI viene acquisita da una grande impresa?
In questo caso la perdita della qualifica è immediata. Dal momento dell’acquisizione, l’impresa è considerata di grande dimensione.

3. Hai più investitori con quote inferiori al 25%?
Se non sono collegati tra loro, l’impresa resta autonoma e si considera solo il proprio bilancio.

4. Hai un socio che è un fondo o una società di capitale di rischio?
In certi casi, la partecipazione può superare anche il 25% senza perdere l’autonomia, a patto che il socio rientri tra quelli espressamente previsti dalla normativa.

5. Un ente pubblico detiene più del 25% della tua impresa?
L’impresa viene automaticamente classificata come grande. Questo esclude l’accesso a tutti gli strumenti riservati alle PMI.

 

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