Crisi d’impresa: strumenti per gestirla, importanza degli assetti organizzativi
Oggi più che mai, la sostenibilità di un’impresa non si misura solo dai ricavi o dai margini: si misura dalla sua capacità di resistere agli urti, di intercettare segnali di squilibrio e di intervenire tempestivamente. È questo il cuore della riforma introdotta dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII), aggiornato dal D.Lgs. 136/2024.
Il sistema degli strumenti di regolazione della crisi, se ben compreso e attivato in tempo, può rappresentare una reale alternativa alla liquidazione. Tuttavia, la loro efficacia dipende in modo determinante dalla presenza di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili.
Due approcci alla crisi: risanamento o liquidazione
Il Codice individua due percorsi principali per la gestione della crisi d’impresa:
- Gli strumenti di risanamento, orientati a ristrutturare l’azienda e a ripristinarne l’equilibrio economico e finanziario;
- Gli strumenti di liquidazione, che accompagnano l’uscita ordinata dal mercato e la soddisfazione dei creditori.
Entrambi i percorsi possono essere preceduti da un passaggio fondamentale: la composizione negoziata della crisi, un'opportunità per evitare che la situazione degeneri e per avviare trattative con i creditori in un contesto meno conflittuale.
Assetti adeguati: un obbligo e un’opportunità
Il Codice Civile, all’art. 2086, obbliga l’imprenditore ad adottare un assetto organizzativo capace di rilevare tempestivamente i segnali di crisi e attivare gli strumenti più adeguati. Questo non è solo un adempimento formale: è la condizione concreta per prevenire scenari peggiori.
Sistemi di controllo di gestione, monitoraggio dei flussi finanziari, analisi della redditività, bilanci intermedi affidabili, budget previsionali: questi non sono optional, ma strumenti operativi per costruire consapevolezza. Dove gli assetti sono carenti, la crisi arriva all’improvviso e le possibilità di agire si riducono drasticamente. Dove sono presenti, è possibile intervenire con lucidità.
Cosa sono gli strumenti di regolazione della crisi
Gli strumenti previsti dal Codice si articolano in diverse modalità, accessibili su iniziativa dell’imprenditore o degli amministratori, in base alla dimensione e alla natura dell’impresa.
Tra gli strumenti di risanamento rientrano:
- I piani attestati di risanamento, accordi negoziati e supportati da un’attestazione indipendente;
- Gli accordi di ristrutturazione dei debiti, anche in versione agevolata o ad efficacia estesa;
- Il piano di ristrutturazione soggetto a omologazione (detto PRO), che consente l’approvazione anche in presenza di opposizioni;
- Il concordato preventivo, nelle sue varie forme, orientato alla continuità o alla liquidazione parziale;
- Le convenzioni di moratoria e le transazioni con Agenzia delle Entrate e INPS.
Rientrano invece tra gli strumenti liquidatori:
- Il concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio;
- Il concordato minore, riservato a imprese minori, professionisti e imprenditori agricoli;
- La liquidazione controllata;
- La liquidazione giudiziale, che corrisponde al vecchio fallimento.
Composizione negoziata: il primo passo per evitare il peggio
Anche se non inclusa formalmente nel Titolo IV del Codice, la composizione negoziata rappresenta oggi lo strumento centrale per la prevenzione della crisi. Si attiva volontariamente da parte dell’impresa, che può rivolgersi alla Camera di Commercio per ottenere la nomina di un esperto indipendente.
Questa figura facilita il dialogo con i creditori, analizza la situazione aziendale e contribuisce a definire una possibile soluzione. Il vantaggio principale? L’assenza di effetti negativi immediati e la possibilità di proteggere il patrimonio dell’impresa mentre si lavora a un piano di risanamento. Se le trattative falliscono, si potrà comunque accedere ad altri strumenti, come il concordato semplificato.
Chi può accedere agli strumenti?
L’accesso dipende da vari fattori: la dimensione dell’impresa (sopra o sotto soglia), la forma giuridica, l’attività svolta (commerciale, agricola, professionale) e la natura della crisi.
Ad esempio:
- Gli imprenditori commerciali sopra soglia possono accedere a strumenti complessi come il concordato preventivo, il PRO o gli accordi di ristrutturazione.
- Le imprese minori, i professionisti e gli agricoltori possono utilizzare strumenti come il piano attestato, la composizione negoziata e il concordato minore.
- I consumatori e gli autonomi non imprenditori possono avvalersi delle procedure di sovraindebitamento.
Alcuni strumenti, come il piano attestato e la composizione negoziata, sono accessibili a qualsiasi impresa, indipendentemente dalle dimensioni.
Come si attivano gli strumenti: ruoli e responsabilità
Solo gli amministratori o i liquidatori possono avviare le procedure. Devono deliberare in modo formale, con verbale redatto da notaio, e presentare la domanda al tribunale competente. La proposta e il piano sono predisposti sotto la loro responsabilità, e devono rispettare requisiti stringenti di trasparenza, fattibilità e sostenibilità.
In caso di accesso con riserva, ovvero senza allegare subito tutta la documentazione (cosiddetto concordato in bianco), l’impresa ha tempo limitato per integrare la proposta. Durante questo periodo, deve presentare relazioni mensili sull’andamento della gestione e sull’elaborazione del piano. È una fase di sorveglianza, che richiede chiarezza di visione e disciplina nella rendicontazione.
L’approccio del tribunale: priorità agli strumenti conservativi
Quando ci sono più domande pendenti (ad esempio una richiesta di liquidazione giudiziale e una per il concordato), il tribunale valuta prima le soluzioni orientate al risanamento, purché non siano manifestamente inammissibili o prive di convenienza per i creditori.
Questo principio tutela le imprese che cercano di reagire con tempestività e che presentano un piano credibile. Ma, ancora una volta, senza assetti organizzativi in grado di produrre dati affidabili, la credibilità del piano rischia di crollare.
Conclusioni: gli strumenti servono, ma senza assetti non si attivano
Il messaggio che emerge dal Codice è chiaro: il successo nella gestione della crisi non dipende solo dalla scelta dello strumento giusto, ma dalla capacità dell’impresa di dotarsi di una struttura solida, informata, consapevole.Chi possiede assetti adeguati può monitorare gli indicatori economici, comprendere i segnali di allerta e decidere con lucidità. Chi ne è privo, rischia di agire tardi o male.
I professionisti di NexpertCo supportano le imprese nella costruzione di assetti organizzativi adeguati, essenziali per prevenire la crisi, gestirla con consapevolezza e accedere agli strumenti previsti dalla norma.