Finanza innovativa: strumenti e soluzioni lungo il ciclo di vita aziendale
La finanza innovativa rappresenta una leva fondamentale per lo sviluppo delle PMI italiane, che hanno bisogno di nuove soluzioni per accedere a capitale. È su questo tema che si concentra il documento del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, pubblicato nell’aprile 2025: "Strumenti e tecniche di finanza innovativa lungo il ciclo di vita aziendale".
Il documento colloca gli strumenti in relazione alle diverse fasi che un’impresa attraversa nel tempo – start-up, sviluppo, maturità e turnaround – fornendo così un quadro utile per chi gestisce le aziende.
Equity Crowdfunding: investitori diffusi per start-up e PMI innovative
Per le imprese in fase iniziale, spesso escluse dal credito tradizionale, l’equity crowdfunding rappresenta una soluzione accessibile e scalabile. Si tratta di una raccolta di capitale di rischio tramite piattaforme online, che consente anche a piccoli investitori di partecipare al capitale sociale di una start-up o PMI.
Il documento ne evidenzia l’evoluzione normativa – a partire dal D.L. 179/2012 fino al Regolamento Europeo ECSP del 2023 – e ne spiega i vantaggi: rapidità, visibilità, possibilità di testare il mercato. Si chiariscono anche le responsabilità dei promotori della campagna e il ruolo importante del commercialista, ad esempio nella determinazione della valutazione pre-money, una stima del valore dell’azienda prima della raccolta che incide sul tipo di partecipazione concessa agli investitori.
Il crowdfunding è presentato come un canale utile soprattutto nella fase seed o early stage, quando non ci sono ancora numeri consolidati ma serve capitale per sviluppo prodotto, lancio sul mercato o primi investimenti strutturali.
Minibond: accesso diretto al mercato dei capitali
Per le imprese più strutturate, in fase di crescita o consolidamento, i minibond sono uno strumento strategico. Si tratta di obbligazioni emesse da PMI, rivolte a investitori professionali, che rappresentano una forma di debito a medio-lungo termine. Sono pensati per finanziare progetti di investimento, diversificare le fonti di capitale e rafforzare la struttura finanziaria.
Il documento chiarisce i requisiti tecnici e normativi, distinguendo i minibond dal finanziamento bancario: meno vincoli in termini di garanzie, maggiore flessibilità contrattuale, ma anche maggiore trasparenza e struttura interna richiesta. Un punto chiave è la necessità di predisporre una cultura finanziaria adeguata per dialogare con il mercato, costruire credibilità e presentare l’azienda in modo efficace agli investitori.
Sono affrontati anche gli aspetti contabili (trattamento in bilancio), fiscali (deducibilità degli interessi) e le implicazioni di governance, dato che il rapporto con gli investitori obbligazionari richiede continuità informativa e affidabilità gestionale. È inoltre sottolineato il ruolo degli advisor (commercialisti, consulenti finanziari, arranger) nel processo di emissione.
Vendor Loan: passaggi generazionali e acquisizioni più accessibili
Il vendor loan è uno strumento utile in tutte le situazioni in cui chi compra un’azienda non ha accesso immediato a tutto il capitale necessario, ma il venditore è disponibile a finanziare parte dell’operazione. Il credito concesso dal venditore diventa così un ponte per concludere la cessione, con pagamento dilazionato.
Il documento descrive l’architettura dell’operazione: il vendor loan è spesso integrato in operazioni di Management Buy-Out (MBO) o passaggio generazionale, quando un socio di minoranza, un manager o un familiare vuole acquisire la maggioranza senza indebitarsi con il sistema bancario. Si analizzano anche i benefici fiscali e gli aspetti legali, in particolare la necessità di regolare bene le condizioni contrattuali (tassi, garanzie, clausole di risoluzione).
Il vendor loan è presentato come strumento di fiducia e continuità, utile in contesti dove chi vende conosce bene l’azienda e intende favorire una transizione ordinata. È efficace anche in contesti complessi o sensibili, come i distretti produttivi familiari o le aziende ad alta specializzazione.
Search Fund: nuove generazioni di imprenditori-manager
Un modello meno diffuso ma in forte crescita è quello del search fund, uno strumento di investimento ibrido che permette a giovani manager di acquisire e gestire imprese esistenti. Il documento lo presenta come una risposta concreta alla carenza di ricambio generazionale e alla frammentazione del tessuto produttivo italiano.
In pratica, un manager raccoglie fondi da investitori (spesso family office o HNWI) per cercare, selezionare e acquisire un’azienda da gestire in prima persona. L’analisi del CNDCEC spiega quali sono le aziende target ideali (buona marginalità, posizione di nicchia, business stabile e scalabile), come si articola la procedura (ricerca, due diligence, acquisizione) e quali sono gli aspetti contabili e fiscali (rivalutazione delle quote, trattamento degli asset immobiliari, leva finanziaria).
Il search fund è indicato per aziende in fase di maturità, con management da rinnovare, e può rappresentare una via efficace per evitare discontinuità aziendali o cessioni a investitori esterni non strategici.
Strumenti Finanziari Partecipativi (SFP): rafforzare il patrimonio senza cedere il controllo
Infine, per le imprese in difficoltà o che necessitano di rafforzare il patrimonio netto senza diluire la compagine societaria, il documento analizza l’utilizzo degli Strumenti Finanziari Partecipativi (SFP). Si tratta di titoli emessi dalle società che riconoscono diritti patrimoniali (es. partecipazione agli utili), ma non diritti di voto, configurandosi come una forma “ibrida” tra capitale di rischio e debito.
Il documento chiarisce che per utilizzare gli SFP è necessario modificare lo statuto societario, prevedendo le modalità di emissione, i diritti connessi, le eventuali assemblee speciali dei titolari. Si esaminano anche le implicazioni contabili: pur non essendo capitale sociale, gli SFP possono rafforzare il patrimonio netto e migliorare gli indici di solvibilità.
Dal punto di vista fiscale, gli apporti effettuati con SFP possono essere trattati in modo efficiente. Inoltre, si spiega come gli SFP permettano di attrarre capitali senza alterare il controllo dell’impresa, risultando utili in contesti di ristrutturazione o turnaround. Il documento include anche modelli di regolamento tipo, per semplificare l’adozione dello strumento da parte delle imprese.
Scegliere lo strumento giusto richiede esperienza, visione d’insieme e attenzione al contesto: per questo i professionisti di Nexpert&Co affiancano le PMI con competenze mirate e soluzioni su misura.
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