La catena del valore nella rendicontazione di sostenibilità: le indicazioni EFRAG
Le Linee Guida IG 2 elaborate dall’EFRAG offrono un quadro di riferimento per integrare l’analisi della catena del valore nella rendicontazione di sostenibilità, in conformità ai requisiti introdotti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).
L’obiettivo è garantire una visione completa degli impatti ambientali, sociali e di governance (ESG), non limitata al solo perimetro operativo diretto dell’impresa, ma estesa a tutte le attività, i soggetti e i rapporti che compongono il suo ecosistema operativo, dalla fornitura delle materie prime allo smaltimento dei prodotti.
Il concetto di catena del valore nella sostenibilità
La catena del valore di un’impresa comprende tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto o servizio, incluse le attività svolte da soggetti terzi lungo la filiera. La CSRD richiede che le imprese tengano conto non solo degli impatti diretti derivanti dalle proprie operazioni, ma anche degli impatti indiretti, a monte (fornitori, subfornitori, trasporti, logistica) e a valle (distribuzione, utilizzo del prodotto, smaltimento).
In quest’ottica, la sostenibilità aziendale non può essere valutata in modo isolato. Diventa necessario includere nella rendicontazione anche le interazioni con soggetti esterni all’organizzazione, soprattutto laddove tali relazioni generano impatti rilevanti sotto il profilo ambientale o sociale.
Perché è importante includere la catena del valore nella rendicontazione
L’analisi della catena del valore consente alle imprese di:
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rilevare impatti significativi che non emergerebbero analizzando solo l’attività interna;
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prevenire rischi operativi, legali e reputazionali derivanti da pratiche scorrette lungo la filiera;
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migliorare la resilienza della supply chain;
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identificare opportunità di miglioramento, efficienza e innovazione sostenibile;
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soddisfare in modo più completo le esigenze informative di stakeholder, investitori e autorità di vigilanza.
Ad esempio, un’azienda può essere conforme agli standard ESG nei propri stabilimenti ma acquistare componenti da fornitori che operano in contesti critici per diritti umani o condizioni ambientali. Senza un’analisi della catena del valore, questi elementi resterebbero esclusi dalla rendicontazione.
Le quattro fasi del processo secondo le Linee Guida IG 2
1. Identificazione degli IRO (Impatti, Rischi, Opportunità) nella catena del valore
In questa fase, l’impresa mappa la propria filiera, identificando i soggetti coinvolti e valutando i potenziali impatti ESG associati. Si analizzano anche le dipendenze critiche, i rapporti indiretti e le interazioni tra attori della filiera.
2. Valutazione della rilevanza
L’impresa definisce la materialità degli impatti, valutando:
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la gravità, la portata e l’irreversibilità degli effetti;
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la probabilità che si verifichino;
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il confronto con benchmark di settore;
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l’eventuale necessità di informare gli stakeholder anche in assenza di obblighi normativi espliciti.
3. Coinvolgimento degli stakeholder
Si attivano processi di ascolto e confronto con partner della catena del valore. L’obiettivo è raccogliere dati, aumentare la trasparenza, definire obiettivi condivisi e migliorare i comportamenti ESG lungo la filiera. Possono essere utili:
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questionari ESG per fornitori e clienti;
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codici di condotta;
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accordi di collaborazione su pratiche sostenibili.
4. Integrazione delle informazioni nella rendicontazione
Le informazioni raccolte vengono integrate nella dichiarazione di sostenibilità, nel rispetto degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). È prevista anche la produzione di documentazione informativa differenziata per categorie di stakeholder, con linguaggi e livelli di dettaglio adeguati.
I riferimenti normativi e tecnici
Le Linee Guida IG 2 si basano su un insieme di standard complementari che rafforzano la credibilità e l’applicabilità del processo:
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ESRS: standard europei per la rendicontazione di sostenibilità, obbligatori per le imprese soggette alla CSRD;
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GRI: framework internazionale per la rendicontazione degli impatti materiali lungo la filiera;
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ISSB: standard focalizzati sulla rilevanza finanziaria della sostenibilità;
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OECD/ONU Due Diligence Guidance: strumenti per la valutazione dei rischi sistemici nella catena del valore;
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Tassonomia UE: per l’allineamento con gli obiettivi della finanza sostenibile.
Le principali difficoltà nella raccolta dati
Uno degli aspetti più complessi riguarda la disponibilità e la qualità dei dati lungo la filiera. Le Linee Guida IG 2 offrono alcune soluzioni operative:
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utilizzo di strumenti digitali per il monitoraggio degli impatti ESG;
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coinvolgimento diretto degli stakeholder;
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ricorso a proxy e dati di settore quando le informazioni dirette non sono disponibili;
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trasparenza nell’indicare il grado di accuratezza e le basi delle stime utilizzate.
La guida specifica che l’impossibilità di ottenere dati da attori della catena del valore non giustifica l’omissione dell’informazione, ma richiede di utilizzare stime ragionevoli, documentandone il metodo.
I sette punti chiave secondo EFRAG
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Gli impatti, rischi e opportunità (IRO) devono includere anche quelli che emergono lungo la catena del valore, anche se derivanti da rapporti indiretti.
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Le informazioni sulla filiera vanno incluse solo quando rilevanti, cioè collegate a IRO significativi.
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La valutazione della rilevanza deve considerare le aree della catena del valore più critiche (geografie, settori, attori).
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Le imprese devono indicare politiche, azioni e obiettivi (PAO) associati agli IRO nella filiera, o dichiararne esplicitamente l’assenza.
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Alcune metriche richiedono dati specifici sulla catena del valore; l’impresa può aggiungere ulteriori metriche se lo ritiene necessario.
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In mancanza di dati diretti, è possibile utilizzare proxy, benchmark e stime, spiegandone il grado di affidabilità.